mercoledì, 30 settembre 2009
Che palle.

Oggi mi sento la persona più triste della terra. In realtà sono cosciente del fatto che esistono persone molto più tristi di me al mondo, messi peggio e con gravissimi problemi. Ma era solo un eufemismo per dire che sono veramente triste.

E come da almeno 5 mesi a questa parte non so il perché. Cioè, più che altro è un accumulo di cose:
sono cicciona (ok, lo so, sono incinta. Ma io mi vedo cicciona lo stesso) e quindi poco sexy, poco attraente e quindi poco sicura di me (che ho sempre aumentato la mia autosima nei momenti in cui mi sentivo bella e attraente);
voglio lavorare. Va bene qualsiasi lavoro che mi porti un reddito anche se misero. Cioè voglio fare qualcosa che abbia un secondo fine. Leggere, giocare ai videogames, guardare la tv, un film, passeggiare.. sono tutte cose che mi impegnano, ma che non portano a nulla (ok, portano al benessere psicofisico. Ma è colpa mia se per me benessere psicofisico combacia con una occupazione redditizia?)

Ancora 3 mesi di sopportazione e per lo meno non mi sentirò più cicciona. E qui mi scappa una risata. Scusate. Ahahahahahahahaha.
Lo sappiamo tutti che non è vero: per sentirmi nuovamente attraente e in forma ci vorranno almeno 5 mesi dopo il parto. Lunghetta, ma almeno ho uno scopo, uno stimolo: dimagrire e rimettermi come Dio comanda.

E poi c'è Samuelino il bimbo matto che sta nel pancino. Sono così diversa dalle altre future mamme che a volte mi sento un mostro insensibile.  Leggiucchio i forum delle future mamme in giro e loro sono così affettuose premurose carine e simpatiche con i loro futuri bimbi che a confronto io sono una psicopatica. Questo non vuol dire che me ne frego di Samuele, ma il fatto che io non ci parlo, non lo sogno, non gli preparo il corredino e non compro niente per lui mi fa star male. Dico: a me non interessano queste cose, voglio solo che esca e basta. Poi quando sarà fuori vedremo come mi comporterò. So già a priori che sarò innamorata di lui e che gli vorrò un gran bene perché è nostro, di Fede e mio intendo. Però mi sa che finché non lo vedo, mi sarà un po' indifferente. Probabilmente sono come San Tommaso.

E pure Fede ora ci si mette. Cioè, non è colpa sua se lo lasciano a casa dal lavoro, lui si è sempre comportato (fin troppo) bene. La crisi colpisce indirettamente anche noi. Cacchio. E abbiamo un mutuo e i mobili da pagare. E Samuelino che arriva. Cacchio. A saperlo prima non compravamo casa! Porcaccia miseriaccia. Sono certa che un lavoro lo trova, ma dubito sarà redditizio come questo che sta perdendo. Col mio stipendio paghiamo mutuo e prestiti per i mobili. Poi non resta più nulla. Porca miseria porca miseria porca miseria.

Per fortuna ho Milo, il mio cagnolino mattacchione che mi fa compagnia e mi dà tanto conforto pur non facendo niente di particolare. Eccolo che torna dentro casa finalmente.

Ogni tanto ripenso a quando ero veramente felice, ossia non proprio tanto tempo fa, prima della gravidanza e prima di comprare casa. Tutto era perfetto: avevo un lavoro meraviglioso, mi sentivo bella forte potente bravissima e sicura di me.  Poi sono rimasta incinta (e lo cercavamo eh!). Ho voluto il bambino solo escusivamente per amore, non perché io volessi un figlio. Ho fatto 2 conti: 32 anni è ora alrimenti la macchinetta diventa vecchia. Per amore perché Fede lo voleva e perché io volevo avere qualcosa di speciale con Fede. Ma in realtà io non sono fatta per i bambini, prefisco la carriera, preferisco lavorare lavorare e lavorare sodo per raggiungere un obiettivo, che poi supererò dandomi un altro obiettivo.
Poi abbiamo comprato casa e nemmo questo io volevo: l'ho fatto solo perché lo voleva Fede. Io avrei voluto rimanere in affitto a vita, così da avere la possibilità di spostarmi senza vincoli. E poi odio avere radici, odio la situazione marito casa bimbi.

Insomma: mi sono fregata da sola. Tutto quello che io ho sempre odiato e che ho sempre detto "non sarò mai così", lo sono diventata. Devo amare proprio tanto mio marito, vero? Ho rinunciato a tutti i miei princìpi per lui e per i suoi desideri (legittimi) e quello che ha fatto lui per me un paio di anni fa (trasferirsi da Milano a Vicenza) non sembra poi così tanto oggi come oggi. Magari a molti di voi non sembrerà speciale quello che io ho fatto per lui perché per voi sono cose normalissime (sposarsi, avere figli, comprare casa), ma per me vanno contro tutto quello che sono.

Quand'è che esce il nuovo album di Carmen? Non manca tanto dai, sono proprio curiosa di sentire che sorprese ci ha riservato la nostra bedda.
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mercoledì, 23 settembre 2009
Sarà che sono incinta, ma mai come in questi ultimi mesi ho pianto fino allo stremo delle forze. Dicono che sono gli ormoni, ma io non ci credo. Mi sento così sensibile che mi si spezzerebbe l'anima con un grissino più facilmente del Tonno RioMare.
Piango per un film che non fa piangere, piango perché mi sento sola, piango perché mi sono fatta male al dito, piango perché leggo la pagina di un blog che fa piangere (non nel senso che fa schifo).
Io sarei un pochettino stanca di piangere e frignare sempre, vorrei tornare ad essere forte e coraggiosa come prima. Mi dico che mancano solo 3 mesi al parto e tutto poi passerà. Lo spero tanto.

Ma la paura più grande, che poi è quella che mi fa piangere di più, è la Morte.
La mia. Penso al mio bambino, a mio marito, a mia mamma, a mio fratello, a mio papà e al mio cagnolino che sono tristi perché io non ci sono più. Io non voglio che sia così, non voglio che le persone che amo soffrano perché io non ci sono più.
Quella di qualcun'altro. Penso alla mia sofferenza, al senso di abbandono che potrei potrei provare. Esiste un cosiddetto ordine di importanza o sofferenza in base a chi tra i miei cari possa morire e io quanto potrei soffrire per questo. Ma non mi va di fare preferenze al momento.

Insomma vorrei essere invincibile e immortale e vorrei che anche i miei cari lo fossero. Che scemata vero? Chi non lo vorrebbe questo? Strano che io sia così banale quando odio la banalità. Ma è la gravidanza che mi rende così: sensibile e banale.

Amen.

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mercoledì, 16 settembre 2009
Due anni e 4 mesi.

MaTiLde si è sposata il 27 aprile 2008. Era vestita di verde, aveva margherite bianche tra i capelli rossi.

MatiLde avrà un bambino in dicembre e ha già un pancione grosso e ingombrante. E' un maschio, c'era da aspettarselo.

MatiLde ha un marito stupendo, dolcissimo, adorabile, altissimo. E lo ama tanto ogni giorno di più.

MaTilDe ha una casa sua, un mutuo, uno stipendio e un cagnolino. E 33 anni.

MatIlDe dovrebbe essere la donna più felice e realizzata del mondo perché ha tutto quello che un donna nOrMaLe possa desiderare in una vita.

Ma MaTiLde non è una donna nOrMale e non è felice.
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lunedì, 21 maggio 2007

Avrei da raccontare molto, ma il tempo manca.

Nella casa nuova non c'è la connessione ed entro qui solamente quando, come ora, faccio una capatina nella casa dei miei.

Ci sono stati momenti in cui avrei avuto veramente bisogno di un posto dove sfogarmi, un posto dove far rivivere MaTilDe. Ma stavolta ho risolto senza, nonostante ancora oggi mi bruci quello che ho scoperto. Niente di che, a dire il vero; niente che mi abbia portato a lasciare tutto. Ma avrei avuto bisogno di urlare il mio dolore.

Sto bene, sono felice. E amo il mio uomo alla follia, come lui ama me.

Tornerò. Presto. Con MatIlDe o senza.

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sabato, 14 aprile 2007

Sono in una stanza di albergo, a 200 km dalla mia casa nuova e a 150 da quella dei miei ovvero quella nella quale vivevo fino a 3 settimane fa. Il tizio a fianco sta russando come un porco e mi da un fastidio enorme, più per lo schifo che provo che per il fatto del rumore in sè. Sono in un albergo semplicemente perché sono in formazione per il lavoro, o training, come la chiamano qui. Ho vissuto due soli giorni nella casa nuova, ci sono tornata per due fine settimana e domani sarà l'ultimo giorno di formazione. Insomma, da domani comincia la convivenza vera e propria con Fede. Pensare che per più di due settimane se n'è stato solo soletto in un paese nuovo, casa nuova e tutto nuovo senza di me. Meglio, penso io, così si fa le ossa; e infatti ha seguito la casa, pulito lavato comprato cose. Solo. Vabbè, da domani sera si comincia assieme.

Che strani rumori qui attorno. Al tizio che russa siè aggiunto un rumore di letti che si muovono e persone che parlano. Forse si lamentano anche loro del tizio, ma non lo fanno su un pc, magari ne parlano tra loro.

Cercherò di dormire lo stesso.

Buona notte.

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martedì, 13 marzo 2007

Lui sta andando ora a firmare il contratto di lavoro che lo porterà a lavorare e quindi a vivere vicino a me.

E con me.

Ho lo stomaco in subbuglio.

Sta cambiando tutto.

Lascerò questa casa, la mia famiglia, il paese in cui ho abitato per 30 anni.

Mi trasferirò vicino per fortuna e potrò tornare spessissimo.

Ma vivrò con lui.

Lo conosco da soli tre mesi.

E vivrò con lui.

Oddio, sto piangendo e allo stesso tempo non smetto di ridere .

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venerdì, 09 marzo 2007

Ricordo un ultimo dell'anno, pomeriggio, trascorso tra i fornelli e i libri di cucina per preparare una cenetta romantica a due. Ho sempre odiato cucinare, ma in quell'occasione volevo fare io, preparare di mano mia affinché tutto fosse perfetto e squisito. E ci ho messo tanto impegno e tanto amore che il risultato, assaggiando, era stato soddisfacente. Arriva, sconvolto. "Eh, sono andato a prendere la bamba e sai che bisogna provarla prima di comprarla." La bamba toglie la fame, è risaputo. E il coglione ha solamente assaggiato le miei fatiche di un intero pomeriggio.

Ricordo il giorno del mio venticinquesimo compleanno: ero passata da bionda a nera. Lui era venuto a trovarmi e, appena ho aperto la porta mi ha guardato e mi ha riso in faccia. E quella stessa sera c'era la festa del mio compleanno. Avevamo pensato di fare una cena romatica lui ed io in un ristorante e poi festa con gli amici in discoteca. Durante la cena mi ha lascato. Ed io piangevo al ristorante, con la gente che mi guardava e il cameriere che mi ha chiesto: "Non era buono?" notando che avevo lasciato lì tutto. E come se non bastasse il coglione ha infierito accompagnandomi alla festa con gli amici: io da una parte a piangere, mentre tutti facevano finta di nulla per sdrammatizzare. E lui dall'altra, col muso che gli arrivava fino a terra.

Ricordo il giorno del mio ventiseiesimo compleanno quando all'aeroporto di Ginevra abbiamo passato 5 ore a litigare e quando siamo saliti sull'aereo per tornare a casa lui ha parlato tutto il tempo con la ragazza sconosciuta seduta a fianco. E sapeva quanta paura ho io dell'aereo. E mi sono fatta quell'ora in aria da sola, in silenzio, con l'aerofobia galoppante e l'ansia da abbandono.

Ricordo tante altre occasioni come queste, nelle quali io mi sentivo male dentro e lui se ne fregava. Ma, su tutte

Ricordo quell'estate di un anno e mezzo fa, quando avevo trovato un lavoretto e non potevo andare in vacanza con lui. "Vai, non preoccuparti" ero sincera. E lui mi ha mostrato i biglietti di andata e ritorno: 1 mese e 3 giorni. Gli avevo dato un dito, si è preso tutto. Senza consultarmi, senza chiedermi nulla. E ho passato 1 mese e 3 giorni a piangere e stare male. E quando è tornato non si è nemmeno fatto sentire, ho dovuto chiamarlo io. E nuovamente mi ha lasciato. Per sempre.

A questo coglione, grazie al quale ho sprecato quasi 7 anni della mia preziosa vita, dico grazie.

Grazie per avermi lasciato. Grazie per avermi fatto capire il significato dell'amore. Che non è assolutamente quello che mi davi.

Amore è partire dopo una giornata di lavoro e un partita di calcio, alle undici di sera e farsi 250 km. Solo per stare con me.

Amore è fare colloqui di lavoro a 250 km di distanza da casa, per poi trasferirsi presto e lasciare tutto. Solo per stare con me.

Amore è sopportare il concerto di una cantante che non piace (e poi cominciare ad apprezzarla, ma questo non per amore). E senza volerlo rovinarmi il concerto a causa di un sms letto per sbaglio. E dopo un mese portarmi a cena fuori e "per caso" capitare davanti al teatro dove la stessa cantante suona quella sera. E mostrarmi i biglietti. Ma soprattutto dire "Visto che ti ho rovinato l'altro, ho voluto portarti nuovamente allo stesso concerto". Solo per farmi felice.

Amore è guardarmi negli occhi sempre, avere bisogno costante del mio contatto fisico, esserci sempre anche se lontano. Con una telefonata, un sms, un messaggio su msn. Solo per frmi sentire che è vicino.

Amore è iscriversi ad uno stupido gioco di ruolo per condividere con me le cose che mi piacciono. Solo per far parte in toto del mio mondo.

E amore è anche:

sbrigarsi a fare le pulizie di casa, le valige, la manicure e tutto il resto solo per prendere prima possibile quel maledettissimo treno.

farlo entrare in casa, fargli conoscere i miei genitori, farlo dormire a casa mia.

andare una città che odio profondamente, trascorrere pomeriggi in quello schifo di città, da sola, mentre lui è al lavoro, nonostante le mille cose che ho da fare a casa. Solo per aspettare la sera, quando lui torna.

non uscire con il proprio amico, perché a lui dà fastidio.

soffrire da matti dall'estetista perché a lui piace depilata del tutto.

scrivergli Ti Amo su msn, quando hai sempre odiato usare questi mezzi per esprimere quello che senti. Ma capisci che lui vorrebbe e allora lo fai.

aprire un nuovo blog. Trascorrere una notte intera a creare un'immagine adeguata da sostituire a quella del template. Un'immagine dove la tua faccia è mostrata assieme alla sua, pur odiando mostrare la tua faccia su Internet. E condividere il blog con lui, scrivendo cose dolci e mielose da far venire il diabete.

aspettarlo a mezzanotte, con gli occhi che si chiudono e niente di interessante da fare se non scrivere in questo blog. E sapere che manca ancora più di un'ora prima che la porta si apra e compaia lui. Ma dopo... dopo sarà vera gioia, reale felicità.

Amore è tante cose. Ora lo so.

 

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mercoledì, 21 febbraio 2007

Suona il cellulare. Sbuffo perché sto facendo una cosa al pc che mi piace. Guardo: Fede. Sbuffo doppiamente perché dico: Ma se ci siamo sentiti un'ora faaaaa??? Rispondo.

Ciao.
Ciao, che fai?
Uh niente, gioco al pc. Tu?
Niente di che, sto tornando a casa dal lavoro.
E quindi? (con tanto di tono scocciato)
Niente, volevo solo dirti che Ti Amo.

Resto di sasso. Balbetto qualche Ah, Ehm, Uh e dico "Mi avvalgo della facoltà di non rispondere"

E' che non so che dire, mica è colpa mia. Odio dire Ti Amo per telefono, odio di più scriverlo su stupidi sms o peggio ancora su msn e affini. Perché il mio Ti Amo si deve vedere per avere il giusto effetto. A parole sono capaci tutti; è lo sguardo e l'espressione del viso che mostrano la verità.

 

La prima volta che gli ho detto Ti Amo è stato a Roma. Dio che serata fantastica quella. Il Ti Amo è stata la giusta conclusione dopo una serata pazza, anomala, spettacolare. Tralasciando la parte della cena con un gruppo di amici, siamo andati al camping noi 5 affezionati. Nel tragitto ci siamo fermati in un bar a comprare una bottiglia di Sambuca. Dico, 15 fottuti Euro per una bottiglia di Sambuca? Vabbè, ne è valsa la pena visto che nel Bungalow ce la siamo scolata in 4 (uno è astemio) e abbiamo farcito la sbronza con due adeguate canne. Ed è cominciato lo show.

Tre ragazzi e due ragazze, per un'età che varia dai 19 ai 30. Chissà quali evoluzioni scambi di coppia porcherie vi starete immaginando. Nulla di tutto questo: c'erano regole precise. Fede solo con me, Riki e Ale. Io solo con Fede e Rita. Rita solo con me e Ale. Ale solo con Fede e Rita. Riki solo con Fede e Ale. Chiaro no? Quello che se l'è cavata meglio è stato Fede che ne aveva tre a disposizione, ma di certo la cosa mi ha fatto un gran piacere. E' sempre stato uno dei miei desideri più nascosti vedere il mio ragazzo baciare leccare lasciarsi strusciare toccare da un ragazzo. E se i ragazzi sono due ancora meglio. E se io lo sto facendo contemporaneamente con un ragazza meglio ancora. E se tra una pausa omosessuale e l'altra il mio ragazzo mi cerca non posso chiedere nulla di meglio veramente.

La domanda che ci si pone ora è questa: "Di te si sapeva, ma anche lui è bisessuale?"
No, lui non lo è. E non ha mai nemmeno sentito il desiderio di un'esperienza omosessuale. E' stata la sua prima esperienza con un ragazzo.

Sicuramente l'ha fatto per me. Probabilmente ha voluto soddisfare un mio desiderio. Poco mi importa: mi è piacuto. E pare che tutta la situazione sia piaciuta anche a lui, visto che quando i tre se ne sono andati dal nostro bungalow non hanno fatto nemmeno a tempo ad uscire che lui mi ha presa e mi ha scopata come mai aveva fatto prima d'ora. Ed è stato lì, dopo l'orgasmo, dopo che ormai la sbronza si era dissolta e i miei sensi completamente appagati che gli ho urlato Ti Amo. Guardandolo fisso negli occhi, penetrandolo nell'anima, confessandogli i miei sentimenti tenuti nascosti e repressi.

Non avevo più paura. Darsi ad un altro, anzi, a due altri ragazzi per me, per farmi felice, è stato un gesto unico nel suo genere. Mai nessuno era arrivato a tanto. Per me.

E' tutto questo ciò che ho. Ma non solo. C'è anche dell'altro.

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mercoledì, 21 febbraio 2007

Cena in un ristorante alla mano, menù a base di bistecche di cavallo e insalata. Il ristorante immerso nella puzza di patatine fritte che si insinua nei vestiti e nei capelli. La maglietta messa pulita un'ora prima era già da buttare a lavare; i capelli lavati la sera prima già da rilavare. Ma chi se ne frega: le bistecche erano talmente buone che non mi sarei mai stancata di mangiarle. Adoro la carne di cavallo e poco mi importa di tutto il resto. Caffè, sigaretta e poi al bed and breakfast. I vestiti puzzolenti di fritto buttati da una parte e noi due sotto le lenzuola. Winamp che riproduce "L'Anfiteatro e la bambina impertinente" attenti che il volume non sia troppo alto. Eppure a lui non piaceva Carmen fino a poco tempo fa. Eppure quando gli ho detto "Ascolta questa. Blunotte. E' bellissima" è rimasto in silenzio, avvicinandosi al pc per ascoltare meglio.

Un sogno, la mia ricompensa.

Ho reso privato il blog perché una sera, tornati a casa, mi sono messa al pc e senza rendermene conto ho aperto il mio blog. E lui mi stava accanto. Qualche giorno dopo mi ha confessato di essere entrato, si è ricordato l'indirizzo. Non ha letto quasi nulla, per fortuna. E anche se lo avesse fatto poco m'importa: lui sa di MaTilDe e dei suoi GatTi.

Ma voglio starmene sola ogni tanto, voglio sfogarmi, scrivere e scrivere senza la paura che  lui possa leggere. Paura di cosa, poi? Di sentire violata la mia libertà.

Perché voglio poter parlare liberamente di tutto. Delle gioie e dei dolori, delle preoccupazioni e delle emozioni.

Ho tutto ciò che desideravo. Ho tutto ciò che desidero, con lui. Tutto, ma proprio tutto. Non c'è una cosa fuori posto.

Quando troverò un lavoro andremo a vivere assieme. Lui si trasferirà qui. Cambierà lavoro, lascerà amici colleghi parenti solo per stare con me. Capisco che tra dire e il fare c'è di mezzo il mare, ma sono così reali le sue parole quando le dice che si fa fatica a non crederci. E lo farà veramente. E lo faremo veramente.

Sono due mesi che ci conosciamo.

Eppure tutto è stato così veloce e travolgente. Da due mesi a questa parte mi sembra di vivere in una realtà parellela, una specie di sogno, illusione. Eppure è tutto vero. E tutto così strano. Tremendamente strano.

Tanto che il post non ha nè capo nè coda. Tanto che non ha un senso questo post. Ma lo pubblico lo stesso.

Chissenefrega.

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mercoledì, 07 febbraio 2007

Riprendo possesso del MIO spazio perché ne ho bisogno. Ho bisogno di sentirmi libera, come ero fino a poco tempo fa. Libera di scegliere, libera di decidere su cosa fare e quando farlo. Libera di dire NO e libera di dire SI.

Mi sento oppressa dal sentimento che provo. L'amore opprime, anche se la persona che ami non è oppressiva. E' il sentimento in sè che opprime, che angoscia, che logora e lacera. Perché non è possibile, per me, viverlo a pieno. Perché la distanza che mi separa da colui che amo è troppa per dire: stasera ho bisogno di affetto, stasera ho bisogno di stringerti, stasera ho bisogno di TE.

E questa è la dimostrazione di quello che ho sempre scritto e pensato e urlato in queste pagine: l'amore è solo sofferenza. Innamorarsi vuol dire perdere l'uso della ragione, perdere il controllo di sè stessi, affidare i propri sentimenti a qualcun'altro che, per cause di forza maggiore o meno, non può far altro che tentare di essere presente almeno con il pensiero, con la voce, con le parole.

Ma le parole non bastano! Voglio sguardi, carezze e abbracci. Voglio baci, espressioni del volto e contatto. Non posso pretendere di accontentarmi di una telefonata, di un sms, di una scritta sul pc. NO. Voglio interazione fisica, voglio presenza. Voglio il controllo.

Mi sento vuota, mi sento ansiosa, mi sento irrequieta. Non ho voglia di far nulla, non ho voglia di stare qui al pc, non ho voglia di guardare la tv, non ho voglia di leggere un libro. Vorrei solo uscire da questa casa e ubriacarmi fino a finire i soldi, fumare canne fino a che gli occhi non riescano più a stare aperti. Voglio urlare contro la luna e prendere a pugni qualcuno.

Ma in realtà, voglio solo lui.

ADESSO.

 

E pensare che per un'altra in passato ha preso la macchina e si è fatto non so quanti km dopo e prima del lavoro.

Forse io non valgo tanto?
Probabilmente per lui si.
E allora... vale la pena di soffrire così?
No No No cazzo!

Ma perché io non posso avere quello che voglio? Ma perché? Perché? Cosa ho fatto di male? Perché non mi è dato di essere felice?

L'amore è una malattia. E' un cancro che ti logora lentamente. Non voglio amare, non voglio!

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